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complessità
Una posizione..... altra, una provocazione?
Aleph V°
Contro la “Complexity science” Oggi mi considero in libera uscita! Un ragazzaccio in vena di scherzi. E, invece di profezie e saggezze, ecco faccio un po’ di polemica… tagliente, crudele, infantile, ingiusta, ma tanto divertente! Come si faceva in quel famoso ’68 dove i giovani avevano il coraggio di graffiare la carne del passato …
Chi sono? Aleph V°. E sono il fantalico del 2332. magari troverete sul Web da qualche parte la mia storia …
Con cosa me la prendo? Con la Complexity science. Accidenti, ma è dagli anni ’70 che si fa notare che sarebbe meglio non chiamare la complessità “scienza” per non incorrere nel rischio di considerarla un “pezzo” della scienza meccanicistica che intende superare. C’era anche chi si scandalizzava anche a chiamarla (meno compromettentemente) cultura. Ma questa è una quisquiglia! Il vero problema è che la complessità è stata negli ultimi anni ridotta alla teoria del caos! Si insomma, ha vinto la versione anglosassone della metafora (a me piace chiamarla così) della complessità. L’approccio tipico del pensiero anglosassone che è sostanzialmente e irrimediabilmente riduzionista. E in questo modo si sono perse quasi tutte le sue caratteristiche più rilevanti e sono rimaste le caratteristiche un po’ caricaturali che sono riassunte da: non linearità, evoluzione, emergenza. Io credo che occorra tornare a camminare la profondità. Se dovessi dare un suggerimento direi che sarebbe meglio tornare alla meccanica quantistica (senza perdersi in dettagli romantici come il principio di indeterminazione) e, soprattutto, alla sua teoria della misura. E poi occorrerebbe immergersi nei teoremi di incompletezza di Godel. Allora si scoprirebbe che l’espressione “sistema complesso” è una contraddizione in termini: non può esistere un sistema complesso. Se una entità è complessa, non è un sistema. E si scoprirebbe che quando si fa un elenco per descrivere una entità (come si a elencano i tre aspetti citati di un comportamento di un sistema) implicitamente si presuppone la sua linearità. Cioè dicendo che non il suo comportamento è non lineare si afferma che in realtà lo è… Ma forse questi sono dettagli. La mia critica più forte è un’altra: se si riesce a scendere giù nel profondo della metafora della complessità si scoprono i segreti dello sviluppo. Si scopre che i processi di sviluppo sono processi di creazione sociale di conoscenza. E si riesce a immaginare una proposta politica nuova: cioè come riattivarli perché oggi si sono spenti. Questa proposta politica nuova è sostanzialmente isomorfa alla proposta di ricominciare a fare socialmente strategia scrivendo storie. |
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