complessità , teoria delle reti
Link (Linked, The New Science of Networks )
Andreas-Lszlo Barabasi
L'opera di evangelizzazione
di Paolo di Tarso, l'oscuro attacco via e-mail di un pirata informatico, il
dilagare di un'epidemia virale, l'altalena dei mercati azionari, la repentina
diffusione di un blackout elettrico su ampie porzioni di territorio, la rete
terroristica di Al Qaeda e molte altre cose ancora sono governate da leggi
comuni che derivano dalla teoria delle reti. Dietro l'architettura visibile
fatta di vertici e spigoli, hub e link, si nascondono ben precise strutture
matematiche, il cui studio inizia con Eulero nella prima metà del Settecento, si
sviluppa con i metodi della topologia e riceve un impulso straordinario verso la
metà del XX secolo con i risultati ottenuti da Paul Erdos e Alfréd Rényi.
Nella
ricerca attuale le reti non sono più oggetti statici, ma possono trasformarsi,
crescere, disgregarsi, evolversi: l'analisi della loro dinamica è un settore di
ricerca in rapido sviluppo, le cui potenzialità di applicazione sono ben lungi
dall'essere esaurite.
Con un linguaggio chiaro e accessibile, Albert-Laszló
Barabasi, uno dei protagonisti di questa 'rivoluzione delle reti', ci guida
attraverso i come e i perché della teoria, ricorrendo a una quantità di esempi
illuminanti tratti dalle più varie discipline. (Come si spiega il numero
incredibilmente modesto di contatti sociali che sono necessari per mettere in
comunicazione tra loro due individui qualunque sul pianeta? Perché talvolta
accade che al termine di un concerto gli spettatori sincronizzino
involontariamente i loro applausi?)
La teoria delle reti, agli antipodi da
qualunque tentazione di riduzionismo, costituisce un nuovo paradigma per
indagare la multiforme varietà del mondo che ci circonda.
Una recensione di Chiara Rizzo
COS'HANNO in comune una cellula di un organismo vivente e la
comunità delle star di Hollywood? E un’infezione virale, un blackout elettrico e
Al-Qaeda? Per noi profani niente. Ma in realtà, ci spiega il ricercatore
ungherese Albert-László Barabàsi, docente di Fisica teorica all’Università di
Notre Dame, Indiana, e padre delle più recenti ricerche sulle reti complesse,
nel suo interessante e complesso saggio Link. La scienza delle reti
(Einaudi), accostando fra loro le modalità di comportamento di tutte queste
entità e fenomeni si scoprono meccanismi che seguono un’impronta comune,
“proprio come gli esseri umani condividono scheletri pressoché indistinguibili”.
“Una serie di recenti scoperte mozzafiato”, sostiene Barabàsi, “ci ha messi di
fronte al fatto che alcune leggi naturali, di vasta portata e incredibilmente
semplici, governano la struttura e l’evoluzione di tutte le reti complesse che
ci circondano”. E di reti che ci circondano ce ne sono parecchie, considerando
che per definizione una rete è “un insieme di nodi interconnessi che possiedono
uno o più legami (link) che li mettono in contatto l’uno con l’altro”. Un
concetto talmente semplice, nella sua astrattezza, da potersi applicare
praticamente a qualsiasi aspetto della nostra vita.
È solo con Internet, e con l’affermazione del Web, che la nozione
di rete è entrata a far parte dell’immaginario comune. Ma alla sua base si
nascondono precise formule matematiche che affondano le proprie radici fin nella
prima metà del Settecento, con la teoria dei grafi di Eulero, per poi
svilupparsi nella scienza della topologia e conquistare definitivo impulso alla
metà del Ventesimo secolo con gli studi di Paul Erdos e Alfred Renyi. A
descrivercene l’evoluzione, attraverso un lungo susseguirsi di esempi
illuminanti tratti dalla più svariate discipline, è proprio uno dei protagonisti
di questa rivoluzione del network progressivamente distaccatesi dai modelli di
rappresentazione basati su grafici a “generazione casuale” (secondo cui i
collegamenti si distribuirebbero alla cieca, con il risultato che la stragrande
maggioranza dei nodi finirebbe per avere un numero di link che non si discosta
significativamente da una media statistica, tipica di quel network), -
insufficienti - per passare a quelli “a invarianza di scala”, fondati sulle
leggi di potenza, che considerano il complesso del World Wide Web identico a una
piccola porzione di se stesso.
Nell'analisi di Barabasi tutte le teorie, anche quelle più
banalizzate dall’ampia diffusione, vengono ricontestualizzate e spiegate punto
per punto. Così, per esempio, anche la teoria dei sei gradi di separazione di
Milgram assume un senso compiuto, tornando ad essere più un’intuizione
qualitativa che una dimostrazione pratica incontrovertibile di una proprietà
delle reti sociali, in cui i gradi di separazione tra gli individui sono molti
meno di quelli che intuitivamente si potrebbe pensare (per inciso, secondo
Barabàsi i gradi di separazione nel Web sono circa 19). Pochi gradi di
separazione, precisa il professore ungherese, non vuol dire che tutti conoscono
tutti, come si sarebbe facilmente portati a concludere. Il fatto che io mi trovi
a pochi gradi di separazione da Brad Pitt, per intenderci, va considerato
insieme al fatto che anche tutte le altre donne del mondo lo sono, e che quindi
la probabilità che io lo incontri è esattamente minima quanto la probabilità di
incontrarlo che ha chiunque altra. Stesso discorso per quanto riguarda il Web. A
meno che il mio sito non sia un punto di snodo della Rete, è difficile che altri
ci passino con facilità, il che un po’ sfata il mito del network come sede
privilegiata di relazioni paritario/democratiche. |
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ALBERT-LÁSZLÓ BARABASI:
insegna Fisica teorica all'Università di Notre Dame, Indiana, dove svolge
ricerche sulle reti complesse. I suoi contributi scientifici originali hanno
aperto nuove prospettive nella scienza delle reti, generando ricerche che sono
state ospitate dalle piú prestigiose riviste scientifiche internazionali, da
«Nature» a «Science», e riprese da numerosi media negli Stati Uniti. Nato e
cresciuto in Transilvania, vive attualmente a South Bend, in Indiana. |
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