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Riflessioni sul potere

 

Il potere è stato visto da Emerson come qualcosa di pervasivo che si identifica con la vita stessa, una ricerca continua che in Nietsche si trasforma nella volontà di potenza, non resta quindi all'uomo che conformarsi a questa necessità della natura.

Il potere può tuttavia manifestarsi in vari termini dal potere puramente coercitivo, al potere carismatico, dal potere derivante dalle conoscenze tecniche, fino al potere di ricompensa, esso si moltiplica con l'organizzazione che attraverso l'apparato burocratico ne aumenta l'estensione e l'efficacia.

Interviene il problema del rapporto tra la pura violenza e il consenso come afferma Weber tra potenza (matcht) e potere legittimo (herverschaft), il primo destinato a crollare nel tempo il secondo istituzionalizzato e quindi trasmissibile in quanto riconosciuto dalla comunità in termini di tradizione o di legalità - razionalità. Il potere viene pertanto da Weber identificato in un potere politico, economico o ideologico il quale si esprime in uno dei termini sopra elencati.

Quello che emerge è la violenza  del potere la quale, come fa notare Popitz, può essere disciplinata quindi limitata ma non eliminata, questo in qualsiasi organizzazione anche democratica in quanto sussiste sempre la necessità dell'auodifesa se non altro per difendere diritti e libertà acquisite, ma la violenza diretta a mantenere una società può essere anche indirizzata a creare una nuova organizzazione sociale, come sostenuto da Sorel nelle sue Reflexsions sur la violence (1906), nei quali i valori morali che porgono la salvezza al mondo moderno nascono dalla violenza sovvertitrice, ancor più se, come afferma Hunter, le decisioni non sono formalizzate all'interno delle istituzioni ma in riunioni private svolte in luoghi privati, in quanto il potere sociale e politico - amministrativo sono legati alla ricchezza economica di una determinata élite.

Sia in termini carismatici che di ricchezza economica, di conoscenze tecniche o ideologiche il potere è fondato sulla mancanza di reciprocità, il potere è sostanzialmente asimmetria informativa e relazionale, è una pretesa fedeltà unidirezionale, il potere può quindi portare all'asservimento morale, alla tirannide se non limitato dalla forma che ne legittima la sostanza, impedendo l'assolutizzazione delle decisioni e il loro non ritorno.

Il potere è amplificato dalla tecnologia  che permette il controllo, il tracciamento dell'esistenza del singolo, il suo catalogamento quale unità spesonalizzata, la tecnologia mostra quindi tutta la doppia valenza del potere quale sicurezza per il singolo ma anche possivbile controllo.

Il potere è quindi anche una determinazione della verità, ma può riflettersi su se stesso creando l'auto-illusione per cui per colui che lo esprime. Finora abbiamo visto un potere politico, economico, carismatico o tecnico di carattere prevalentemente coercitivo, il potere del gruppo che si impone sugli altri gruppi sociali ma che esprime anche un potere del leader.

Accanto  a questa tipologia vi è una costruzione assertiva del potere come possibilità di normalizzare, istituzionalizzare e controllare, non per reprimere ma per costruire e mantenere una struttura sociale (Foucault), potere ancor più necessario in tempi estremamente dinamici nei quali le strutture proprie di ciascuna organizzazione vengono coinvolte dalle spinte ambientali. Il potere come sapere, nato dal porsi domande al fine di produrre e sviluppare conoscenze e quindi informazione valida e acettata come vera dalla collettività, la quale su questa viene ad organizzarsi.

Se il potere risiede nell'informazione questa può essere pilotata e rimodellata dagli hub nella loro centralità, fino a spingere agenti privi di ostilità a comportamenti distruttivi verso terzi o se stessi, dando nuovi sensi a comportamenti di per sè semplici e legittimi.

Questa necessità del gruppo organica alla specie umana tanto da indurre Aristotele a definire l'uomo animale politico, presuppone l'esistenza del leader ossia di colui che impone e mantiene le regole necessarie alla coesione del gruppo, pena la sua disgregazione e l'inefficienza in termini di sopravvivenza dei suoi membri. L'efficacia produttiva impone la gerarchia in contesti di forte pressione sociale e ambientale rapportata alla tecnologia produttiva disponibile al momento.

Tuttavia la creazione della gerarchia porta alla compressione della auto-progettazione dell'uomo come possibilità e capacità per la generalità, con tutte l limitazioni possibili a cui l'individuo può essere soggetto anche come retaggio del passato e limiti economici e culturali del presente, tanto che Heidegger afferma che il progetto è il modo d'essere fondamentale dell'uomo.

Vi è una lotta/ confronto fra due individualismi di colui che esercita il potere e colui che nel subirlo tende a limitarlo, sia in termini relazionali che istituzionali, il potere mostra in tal modo la sua doppia faccia di demone coercitore e di spirito regolatore quindi costruttore sociale, ma il potere è anche divoratore dell'animo di colui che lo esercita se assoluto, senza limiti di confronto.Il potere aumenta nell'incertezza degli ambienti instabili, nella sua insostituibile capacità gestionale sia tecnica che informatica, fino a dare luogo a una immagine carismatica.

Anche in questa ipotesi vi è una dualità tra il leader che si pone delle domande da cui trarre risposte e per tale via dialoga e il leader che ritenendosi forte delle sue capacità rifiuta il dialogo come diminuzione, sì da imporre quale manifestazione di potere la sua volontà, avvalendosi della forza derivante dalla manipolazione dell'organizzazione, vi è una proiezione fuori di sè della propria interiorità e di un suo smisurato amarsi (Lavalle).

Il potere di gestione delle cose sociali in funzione del gruppo, organizzazione della produzione, diventa un estendersi dell'io nello spazio reale e immaginario dello scorrere del tempo, in un feroce sforzo titanico di accumulare risorse per negare i limiti della propria esistenza, occorre pertanto porre la libertà coome invalicabile fronte di una possibilità di scelta che può essere comunque sempre ripetuta  (Abbagnano).

Non siamo consci della maggior parte dei processi cognitivi anteriori al risultato finale, sì che il nostri libero arbitrio si fonda su inferenze inconsce (Kandel) su cui agisce il potere nel creare stati di ansia che possono sfociare nel timore o nel desiderio pilotando l'azione attraverso l'alternanrsi di questi due sentimenti, tuttavia resta la necessità di ripetere la scelta quale possibile variante del divenire della coscienza.

 

Bibliografia

  • F. Alberoni, Genesi, Garzanti 1989
  • N. Abbagnano, Storia della filosofia, vol. III, Utet 1974
  • H. Popitz, Fenomenologia del potere, Il Mulino 2001
  • N. Foucault,  Potere e strategie, Nimesis 1994
  • M. Weber, Economia e società, Comunità 1968

 

Già pubblicato su Altalex - Integrato.

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pubblicato il 28 Gennaio 2009

Autore

Sergio Sabetta

corte conti

coordinatore

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