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Per la nascita di una nuova cultura

 

Il diritto tra coscienza e società

Essere e superessere

"Oscura e abissale temporalità dell'essere a fondamento dell'esistenza"

( Heidegger - Tempo e Essere)

La nascita dell'organizzazione umana ha creato il primo embrione di un super-io di una coscienza del sè oltre i limiti fisici del rapporto individuale con il mondo senza tuttavia potere superare la causalità del rapporto con la natura, la divinità quale giudice e limite all'agire, al potere progettante dell'uomo ( Dewey).

Come afferma Heideggere io sono in quanto sono in un mondo, ma questi è anche espressione della tecnologia che tarsforma i progetti comportamentali dell'io e respingendo la divinità sembra superare i limiti della natura creando il super-uomo, una volontà di potenza che si spinge oltre i propri limiti, un io in rapporto con l'altro, con il mondo di cui tuttavia nega la divinità essendo questa non assimilabile ( Scheler).

l'espansione dell'essere in crescita nel presente nell'affermare il proprio essere crea nuovi valori che impone legislativamente agli altri, valori vitali che Nietzsche contrappone ai valori tradizionali. L'uomo si appropria di un tempo ma in contemporanea appartiene all'evento di cui tuttavia non riesce ad appropriarsene, seppure vivendolo, ad inglobarlo, a disciplinarlo legislativamente nella sua interezza.

Il super-uomo si espande e si annulla nella sua espansione, nell'affermare la propria assoluta indipendenza evita di raffrontarsi e si chiude in una autonoma sfera estranea al contesto anche se in esso affondato, si creano quelli che Marc Augè definisce "  non luoghi", situazioni del vissuto non relazionale, la tecnologia e l'economia hanno fatto esplodere le sfere di appartenenza dell'essere, in cui il soggetto nella propria crescente individualità è diventato "schiuma", freddo, isolato, incapace di guardare in sè e dietro di sè (Sloterdijk).

Nel negare le proprie origini vi è stato il violento affermare dell'essere sulla natura e sui suoi simili ( Sloterdijk), nell'abbattere la divinità naturale si ha la sottoposizione della natura al proprio dominio con la negazione della propria assegnazione a un mondo.

Il porsi fuori dal mondo favorito dalla complessità sociale, frutto di una accelerazione degli scambi, crea la caoticità di uno scontro continuo non più retto dalle consuetudini che tendono a riformarsi in ambiti minimalisti, si ha quindi una negazione del riconoscimento spontaneo dei diritti individuali altrui, se non nel gruppo.

Il dominio economico quale proiezione del proprio essere negazione della propria fine come essere umano, se nel pubblico il '900 ha sperimentato la tirannide nel privato vi è uno scadimento del ricooscimento dei diritti altrui, sì che il diritto diventa un contenitore etico dell'organizzazione che ne definisce i confini in dialettica con le altre organizzazioni, private o pubbliche che siano, ma anche un regolatore del reciproco riconoscimento e quindi dei diritti individuali, la blogosfera così infranta si ricompone.

L'uomo essere relazionale ridiventa tale quando nel suo intimo si apre all'altro attraverso la dimensione che lo abita e lo forgia della comunicazione dell'armonia e dell'integrazione, la perdita di tali principi porta allo smarrimento della coesione identificante e dell'energia creativa ( Coda). La tecnolia creata dall'uomo ne diventa il suo artefice, smarrendo un "progetto" unitario dell'essere che nell'espandersi annettendo si frantuma nello spazio, perdendo l'omeostasi con la comunità senza  creare un ethos sostenibile, l'infinita coscienza del sè impedisce il riconoscimento giuridico dei propri limiti.

il diritto diventa un'imposizione esterna e non un vissuto riconosciuto come necessario, sintesi di una dialettica interna alla società e quindi espressione di un proprio costume, in questa differenza vi è il porsi soggettivo rispetto al diritto che rafforza l'immagine abnorme del proprio essere.

 

Ehtos e morale

"La semplicità della natura non deve essere misurata attraverso la semplicità delle nostre idee"

( Laplace - Exposition du systeme du monde)

 

Se il cervello può sbagliare avendo la tendenza di saltare subito alle conclusioni, in una riluttanza a prendere in considerazione le alternative, acquista importanza il quadro iniziale da cui si parte.

La valutazione di una qualsiasi azione umana avviene attraverso il riconoscimento di schemi a cui noi reagiamo con etichette emotive, pensiero e ricordi immagazzinati nel profondo della nostra mente, nella memoria che costituisce il proprio essere, tuttavia in questo nasce l'inganno della similitudine imperfetta nel credere di riconoscere in velocità quello che non è, si crea quindi l'autoillusione compenetrata da interessi personali inconsci attaccamenti emotivi e ricordi ingannevoli, solo lo specchio dell'altro distaccato e non coinvolto ridefinisce i contorni del problema ( Campbell, Whitehead, Finkelstein).

La libertà ha pertanto le sue leggi, come il corpo umano che non può volere l'impossibile nè può esservi un'astrazione tra corpo e coscienza ( Mordacci), si che nel distinguere tra Ethos ed Etica si distingue tra l'identità morale dei singoli individui e il dovuto riconoscimento morale dell'altro, il rispecchiare in esso il proprio diritto kantiano di vivere ( De Monticelli).

La creazione di un proprio ethos compatibile con l'etica dell'altro risulta pertanto fondamentale per una legislazione altrettanto compatibile con la società, in quanto la libertà di giudizio risulta predefinita dal proprio credo e dalle emozioni che su dieeso si sono costruite. Nel rapporto tra estetica ed etica vi è un possibile superamento del vizio della crescita non riflessiva, fatta per non durare ( Rullani), la non riflessione sul sentimento della sostenibilità ossia l'instabilità come termine ultimo, male dell'essere in cui si nega qualsiasi valore e significato alle cose.

La velocità da elemento positivo di evoluzione acquista una valenza negativa incontrollata di distruzione dell'essere, la velocità diventa guerra con i propri morti e caduti in cui l'estremo è distruzione legalmente riconosciuta ed esaltata socialmente.

E' pertanto l'intenzione rivolta all'uso ( Mordacci) che crea il male tanto nell'estetica quanto nel diritto, gli istituti si giustificano quindi solo nella propria autolimitazione nel non portare all'estremo l'azione, l'estremizzazione modifica l'equilibrio il quale tuttavia tende a riformarsi, se l'artista estremizza nella ricerca l'amministrazione baricentra nella complerssità. deriva che nell'autolimitazione dell'agire alla ricerca di un equilibrio sostenibile si definisce il Corporate Social Responsability ( C.S.R.) quale promessa del futuro, ma questo rientra in una cultura nuova del corpo non solo come oggetto, ma in quanto portatore di valori e la crisi finanziaria in atto, una delle possibili estremizzazioni, può facilitare la lettura dell'alternarsi tra fasi monocratiche e policantriche nell'azione umana, nella quale si recuperano le varie valenze dell'uomo faber altrimenti ridotto alla dimensione solitarria di homo economicus, l'aspetto lavorativo si compenetra con gli altri aspetti sociali, economici ed individuali che lo stesso assume nell'arco della sua esistena, ma sempre nel rispetto dell'essere soggeto e non solo oggetto.

 

Quale cultura ?

"La conoscenza non basta a un uomo vero, se non accompagnata dalla saggezza"

( Sap. 9 - Bibbia)

"Per molti paesi l'arte della mediazione politica si ritrova nella capacità di muoversi nelle nebbie, nel simulare gli atteggiamenti, nel rendere poco chiari programmi e progetti di governo" (Petrocelli), in questa mancanza di trasparenza la cultura è frutto di un potere inteso in senso oppressivo quale necessaria organizzazione di una difesa della comunità da forze minaccianti esterne.

L'accentramento è semplificazione culturale e gestionale, quindi velocità di reazione a scapito delle valutazioni di economicità, la minaccia all'esistenza giustifica qualsiasi costo di sopravvivenza, solo l'uscita dalla guerra come minaccia fisica e la trasformazione dello scontro in termini di sistemi e crescita economica ha portato all'emergere della valutazione dei costi e quindi della necessità della trasparenza politica quale premessa per una trasparenza di risultato.

Se la crescita tecnica dell'informatica permetterà una rendicontazione più puntuale nasce in concreto il problema del modello sociale ed economico su cui la tecnica del potere dovrà e vorrà essere esercitata.

Quale cultura per quale potere!

Se tutte le condizioni storiche precedenti sono state trasformate è naturale una lunga fase di gestazione nella quale vi è una nebulosità e ambiguità dei rapporti sociali, alla ricerca di meglio delineate riconfigurazioni degli stessi rapporti sociali e quindi lavorativi (La Grassa).

Si invoca l'utile anche nella lotta politica, dimenticando il senso del giusto tuttavia si dentica che la cultura è il frutto di personalità dominanti nella società (Tosi-Pilati) e si esplica, secondo il lavoro di Hofstede, su cinque dimensioni :

  • avversione all'incertezza;
  • distanza dal potere;
  • individualismo e colletivismo;
  • mascolinità e femminilità;
  • orientamento al lungo o al breve periodo;

La barriera culturale costituita da valori e credenze condivise dalla maggioranza è il primo ostacolo da superare nel cambiamento, i problemi normativi, istituzionali ossia procedurali e di manipolazione decisionale sono solo a seguire e comunque in prevalenza come conseguenza del primo aspetto. Qualsiasi proposta di cambiamento se non soffocata al momento della formulazione o affossata nell'arena decisionale subirà tentativi di vanifica nella fase attuativa, mediante inerzia o interventi nell'asse procedurale secondo le logiche di interessi espressioni della cultura prevalente ( Bachrach - Baratz).

Come afferma Hamel il rinnovamento culturale dipende anche dalla capacità di costruire proposte di valore , le quali devono tuttavia integrare culture diverse ( Martelli), il manifesto che nel maggio 2008 in California è stato elaborato e firmato da 35 teorici e pratici della strategia e del management ha posto 25 sfide per una "road map" del management ma anche per un rinascimento dell'uomo e quindi della società.

 

Bibliografia

  • G. Hamel, Le grandi sfide per il management el XXI secolo, Harvard Business Review, 4/2009, Strategi's Edizioni;
  • H. L. Tosi - M. Pilati , Comportamento organizzativo, Egea 2008;
  • R. De Monticelli, Riappropriamoci della natura umana, Kos XXVI 270, 3-4/2009, Edizioni San Raffaele;
  • G. La Grassa, Tutto torna, ma diverso, Il Giornale della filosofia VIII , 2/2008;
  • F. Perrini, Responsabilità sociale dell'impresa e finanza etica, Egea, 2002.
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pubblicato il 15 Luglio 2009

Autore

Sergio Sabetta

corte conti

coordinatore

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