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Oltre Beppe Grillo: una riflessione su complessità e informazione politica

 

L’ informazione quale razionalizzazione dell’irrazionale

E’ stato osservato che il controllo popolare non può essere pieno in quanto le decisioni sono operate attraverso transazioni tra le élite politiche e burocratiche, questo ancor più se vi è una forte crescita della complessità la quale comporti una difficoltà valutativa per i cittadini ancor che di istruzione superiore, la stessa disponibilità di informazioni non garantisce una più chiara comprensione, bensì un semplice aumento della sola pressione informativa. Quanto detto comporta una crescita della libertà di manovra per politici e tecnocrati, con una conseguente riduzione della capacità di controllo degli elettori intesi come opinione pubblica. Le difficoltà di seguire convenientemente le problematiche relative ai dibattiti sulle politiche pubbliche e alle questioni economiche e tecnico-amministrative, portano gli elettori ad abbandonare le questioni se non debitamente e correttamente pungolati dall’informazione, tuttavia l’interesse può realmente risvegliarsi solo se vengono toccati i valori singoli profondi o quando vi siano conseguenze negative evidenti sulla prosperità economica dei cittadini nel loro insieme.

Il capitalismo è un forte pungolo per lo sviluppo della democrazia a seguito della crescita delle risorse a disposizione dalla comunità, ma può trasformarsi in un grosso limite a causa del possibile livello di disuguaglianza economica a cui può dare luogo nella distribuzione delle risorse stesse, situazione che porta alla necessità di interventi correttivi da parte dello Stato e pertanto ad un ulteriore crescita di potere delle élite politiche e tecno - burocratiche. Più vi è complessità strutturale ed economica e più lenta sarà la risposta dei cittadini, in questo aiutati od ostacolati dall’informazione trasmessa, tuttavia non vi è solo un problema di correttezza dell’informazione, ma anche di interpretazione ed elaborazione della massa crescente di dati trasmessi.

Un tempo si riteneva che la comunicazione di massa riducesse lo scarto fra gruppi sociali, tuttavia ultimamente sono emerse prove che alla lunga lo scarto fra differenti settori del pubblico aumenta in quanto solo una minoranza è più attenta e in grado di ottenere per analisi più informazioni degli altri gruppi.
Vi è quindi una tendenza di classe all’attenzione verso fonti più ricche di informazione, infatti l’utilità percepita di un’informazione proviene più dal contesto sociale che dai mezzi di comunicazione ( teoria degli scarti conoscitivi).

Il sociologo W. I. Thomas affermò il principio che se vengono definite le situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze, pertanto nel preciso momento in cui i mezzi di comunicazione di massa riescono a indurre nei fruitori un ordine di priorità degli argomenti vi sarà di fatto un pilotaggio degli accadimenti.
I media hanno una parte fondamentale nel dare forma al contesto socio-politico in cui porre gli accadimenti, ma altrettanto importante è il microcosmo della nostra esperienza diretta nei rapporti con gli altri.

L’insieme di tutte le varie forme di comunicazione di massa, ognuna di per sé non totalizzante per quanto invasiva ( Slater e Elliott ), insieme all’esperienza diretta costituiscono un processo complesso di formazione dei modelli rappresentativi della realtà, il potere dei media si pone nella cerniera di congiunzione fra le varie realtà sociali.
Noelle Neumann riconosce che la capacità selettiva nella percezione del messaggio può avvenire solo se vi siano due condizioni:

•    Il destinatario ha già una propria opinione sul tema;
•    Devono essere fornite una varietà di informazioni così che possa esservi una scelta.

La presenza di una cumulazione, mediante apparizione periodica sui media, e la consonanza, argomentazioni unanimi sugli eventi, portano ad influire pesantemente sulla capacità di una percezione selettiva, soprattutto in presenza di una scarsa cultura critica di base atta a filtrare.
Essendo la coesione sociale di gruppo il risultato di un continuo lavoro di allineamento atto a mantenere rapporti fiduciari necessari alla sopravvivenza, si innesca una “spirale del silenzio” in cui il singolo tenderà ad allinearsi con forza proporzionale alla diffusione dell’ampiezza della versione dominante sostenuta dai mass media al fine di evitare l’isolamento sociale ( teoria della spirale del silenzio ).

In altre parole le persone osservano attentamente il proprio ambiente sociale e tendono ad allinearsi, cercando di seguire la direzione dei cambiamenti in atto, con un complesso assemblaggio delle proprie percezioni dirette con quelle filtrate dai mezzi di comunicazione di massa.
Ne deriva che la complessità sociale favorisce l’influenza negativa dei mass media se non vengono rispettate le condizioni di Noel Neumann, si che la democrazia può esprimersi a pieno solo a seguito di una forte varietà di informazioni.
Secondo il modello di Luhman il sottosistema politico proprio di un più ampio sistema sociale, comprendente fra l’altro la famiglia, la Chiesa, l’economia, la scienza, si differenzia a sua volta in due grandi sottosistemi: quello della pubblica amministrazione e quello della politica in senso stretto.
Pertanto la separazione tra amministrazione e politica può essere concepita come interna al sistema politico con la funzione di ridurre la complessità sociale mediante la produzione di decisioni collettivamente vincolanti, mentre il potere politico accumula consenso e risorse, l’amministrazione impiega parte delle risorse per il raggiungimento degli obiettivi in un rapporto più o meno stretto con la politica; si formano due differenti sfere di comunicazione con linguaggio, comportamenti e razionalità diverse, possono sorgere problemi di efficienza nelle strutture di congiunzione fra i due settori in presenza di obiettivi inespressi, questo favorisce in presenza di complessità culturale la complessità normativa propria del sistema Italia.

Luhmann giunge ad osservare a riguardo che se il sistema supera una certa soglia di complessità il potere diventa riflessivo su se stesso, ossia l’élite politica è obbligata a farsi influenzare dai tecnocrati, ma acquisterà nuovo vigore nel limitare le alternative riducendo di fatto la scelta. Si ottiene non l’imposizione coatta sulla volontà del cittadino ma bensì la più semplice e indolore neutralizzazione della volontà altrui, mediante una “catena sociale” di cui tutti ne farebbero parte.
Si crea una “strategia mista” in cui la razionalità del sistema non consiste in processi logico-matematici, ma in emotività ed irrazionalità, in pensieri inconsci di difesa, in cui perfino i disturbi diventano funzionali al sistema, l’etica quale imperativo morale risulta quindi funzionante solo in alcuni ambiti sociali, risultando addirittura disastrosa in altri.
L’imprevedibilità delle forme quale creatività derivante dal tasso di errori di replicazione, questo in qualsiasi struttura sociale da noi considerata, infatti secondo la teoria di Nash qualsiasi comportamento strategico sarà vincente se

1.    ha comportamenti quanto più diversi possibili;
2.    imprevedibilità del comportamento successivo condizionato da determinate probabilità.

Giocatori con caratteristiche diverse otterranno il risultato migliore
Se la effettiva democrazia può pertanto vivere solo in determinati contesti sociali, nelle zone grigie una buona ingegneria costituzionale che tenga conto della realtà può aumentare le probabilità di vita della stessa, ma non può sostituirsi alla società civile.

Bibliografia
•    N. Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, 1984;
•    N. Antonacci, Cos’è la teoria dei giochi ?, Complexlab.com
•    Amartyor Sen, La disuguaglianza. Un riesame critico, Il Mulino, 1997;
•    D. Slater e W. Elliott, L’influenza della televisione nella realtà sociale, 1982;
•    N. Luhmann, Sistemi sociali. Fondamenti di una teoria generale, Il Mulino, 1990;

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pubblicato il 06 Ottobre 2009

Autore

Sergio Sabetta

corte conti

coordinatore

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