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La Complessità nel diritto e nelle politiche pubbliche

 

Finora si è applicato il concetto di complessità sociale agli aspetti più organizzativi in particolare aziendali, rimanendo del tutto marginale l’analisi del diritto mediante tale parametro.

 

Vi è alla base una visione pratica e immediata di questo strumento sociale o al contrario puramente ideologica dello stesso, solo in tempi più vicini si è dato spazio all’immissione nell’analisi del pensiero giuridico di nuove scienze quali la biologia comportamentale e la cibernetica.

 

ribbons1Già Erich Fechener alla metà del ‘900 si dichiarava preoccupato per la “opinabilità del diritto” e per l’incertezza nella soluzione dei problemi, ma il diritto come la politica e tutte le attività sociali umane presenta una complessità difficile da semplificare se non impossibile, tanto da parlare di paradosso ( Lothar Philipps) nella quotidianità del diritto ed arrivare a scomporre il ragionamento in singoli atti di per sé completi ma al contempo significanti solo in presenza dell’intera catena di atti Lothar evidenzia la prevalenza della personalità sulla apparenza della logica ed il collegamento  tra decisioni informali preliminari e risultati finali del dibattito.

Superando l’identificazione della giustizia con la felicità ( Aristotele ), con l’utilità ( Hume ), con la libertà ( Kant ) o più semplicemente con la pace quale sottrazione dell’uomo dallo stato di guerra inteso come “stato di natura” ( Hobbes ), si passa più modestamente a giudicare l’efficienza della norma su una base funzionale negativa, quale è la capacità di evitare i conflitti in altre parole una semplice tecnica della coesistenza umana.

Per un giudizio oggettivo di un qualsiasi ordinamento normativo dobbiamo rifarci a due condizioni di validità.

La prima è quella dell’eguaglianza come reciprocità, in cui ognuno deve attendersi fagli altri quanto gli altri si attendono da lui, appare evidente il rapporto con i quattro modelli elementari di socialità a base della struttura della mente ( Alan P.Fiske) :

 

  • Condivisione di beni comuni;
  • Gerarchia secondo autorità;
  • Valutazione secondo mercato;
  • Comparazione secondo uguaglianza.

 

Il combinarsi di questi modelli crea il diritto come valori normativamente determinati necessari ad un comportamento pratico in una equilibrata articolazione di interazione tra individui, con il prevalere di rapporti non permanentemente conflittuali, pertanto capaci di generare creatività e conoscenza; questo non esclude una  conflittualità esterna fra gruppi ma dovrebbe limitare la conflittualità interna al gruppo normativamente regolato secondo principi insiemistici (Kauffmann).

Anche la gerarchia secondo autorità in realtà interviene quale regolatrice di rapporti, ma per fare questo deve possedere una dose di legittimità fondata sulla fiducia e sulla consuetudine.

 

Il principio di reciprocità, quale funzione propria degli essere umani (Atahualpa), diventa valore etico necessario alla sopravvivenza del singolo nel suo agire nel gruppo ma anche fonte della “certezza del diritto”, necessaria al fine di codificare e prevedere le azioni dei membri del gruppo in vista di una funzionalità economica della collettività (Damasio).

Se da recenti studi è emersa la funzione primaria dei concetti giuridici generali nell’articolazione normativa quali “concetti – nodo” di cui non vi è una assoluta libertà di manipolazione pena la disarticolazione della struttura normativa (P. Lothar), appare in tutta la sua importanza l’aspetto culturale quale sub-strato interpretativo collegato alla architettura cognitiva della mente.

Questo rispecchiarsi continuo tra crescente complessità sociale e crescente complessità normativa pone il problema dell’analisi del diritto sotto l’aspetto della complessità, d’altronde tale problematica si pone anche nei confronti dell’espressione massima del contesto sociale che è il rapporto tra politica ed economia.

 

Il secondo aspetto della condizione di validità dell’ordinamento normativo è dato dal principio fondamentale per la validità del sapere scientifico moderno che è l’autocorregibilità, ossia la possibilità di una correzione in presenza di una sua inefficacia.

Ogni ordinamento normativo è un chiaro fenomeno di auto-organizzazione di cui tuttavia, come molte organizzazioni umane, tende a nascondere le cause ultime. L’ordinamento non è in realtà uno ed omogeneo, bensì una complessa matrioska fornita di una invarianza di scala ( rinormalizzazione ) tra una dimensione e l’altra, in cui tuttavia si vivono transizioni di fase nel crescere da un livello all’altro.

Il principio fisico di organizzazione prevale su tutte le leggi semplici le quali vengono modificate in parte del proprio significato a seconda della complessità della struttura.

L’autocorregibilità è d’altronde necessaria in presenza non solo di modifiche ambientali ma anche di errori del sistema che crescendo all’infinito destabilizzano il sistema stesso creando transizioni di fase, ogni sistema in quanto instabile è fornito di un proprio limite di rilevanza quale impossibilità di risultato.

L’autocorregibilità viene a oscillare tra instabilità collettiva e semplice variabilità, l’instabilità acquista un valore emergente come creatrice di stati di fase con fenomeni del tutto diversi dalle singole norme, ma essa è anche il prodotto delle perturbazioni derivanti dall’interferire di due o più sistemi con le conseguenti rotture di fasi.

Come nelle politiche pubbliche  una leggera discrepanza iniziale raggiunge stati macroscopici tali da rendere impredicibile l’evoluzione temporale ( caos deterministico), altrettanto accade nell’ordinamento normativo in cui leggere incongruenze, rilevate interpretativamente, portano ad una situazione prossima all’orlo del caos, in un continuo tentativo di riequilibrio che si interseca in una logica di adattamento e distruzione creativa.

Bibliografia

 

·        P. Lothar, Il paradosso del voto nella quotidianità del diritto, in : i-lex, 4, 2006, pagina (del formato pdf);

·        E. Fechner, Rechtsphilosophie. Soziologie und Metaphysik des Rechts, J. C. B. Mohr, Tubingia, 1956;

·        N. Abbagnano, Dizionario di filosofia: voce Giustizia, Utet, 1974;

·        A.P. Fiske, Structures of social life. The four elementary forms of human relations, New York the Free Press, 1991;

·         F. Atahualpa, Diritto e natura umana: la funzione sociale adattiva del comportamento normative, in I- lex, 3, 2005, pagina ( del formato pdf);

·        A. R. Damasio, Neuropsichology: toward a neuropathology of emotion and mood, Nature 386, 769, 1997;

·        P. Lothar, Tù – Tù. Sui concetti giuridici e le reti neuronali, in i-lex, 1, 2004 ( del formato pdf);

·        R. Laughlin, Un universo diverso, Le Scienze , 2006;

·        J.C. Ameisen, Morire per vivere, in Le Scienze 4/2004;

·        J.S. Mattick, Il segreto della complessità, in Le Scienze, 12/2004;

Y. Mény – J.C. Thoenig, Le politiche pubbliche, Il Mulino, 1991.

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pubblicato il 06 Ottobre 2009

Autore

Sergio Sabetta

corte conti

coordinatore

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