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Complessita' funzionale del giudizio

 

" E intanto che la mente immagina figure di cose sconosciute, la penna del poeta le volge in forme"
(ShaKespeare - Sogno di una notte di mezza estate)

[ Articoli pubblicati su Diritto.it ]

 

ORDINE E DISORDINE NEL CONTROLLO

"Jim non fa mai l'errore di confondere il lavoro intenso con il pensiero intenso"
(Max Perutz- L'ottavo giorno della creazione: la scoperta del DNA, Editori Riuniti 1986)

 

La società è un sistema complesso e come tale è costituito simultaneamente da elementi caotici, in cui a stati di ordine si contrappongono stati di caos. Ilcaos come la rigidità non può evolversi in strutture ordinate adattabili all'ambiente, pertanto il punto di massima produttibilità è quella zona grigia tra ordine e disordine detto "orlo del caos", questo si può strutturare in termini di periodicità ordinata (  mercato economico o struttura pubblica) e di complessità vera e propria ( alveare o una migrazione stagionale in cui nascono organizzazioni spontanee indipendentemente da una consapevolezza)- Dapor.

Come osserva Gandolfi se il mercato o qualsiasi altra struttura complessa non possiede comportamenti lineari ed è dominata da una attività ciclica di retroazione, le caratteristiche di tali sistemi non sono prevedibili dall'analisi dei singoli elementi, vi è pertanto la necessità di un esame più complesso che tenga presente tutti i fattori che intervengono nella dinamica oscillatoria.

Vi è quindi la necessità di uno scambio di informazioni "in itinere" nella analisi strutturale con la creazione di modelli "a correzione di errore", questo non può avvenire con modelli di controllo parcellizzati e chiusi in silos come si è di fatto realizzato fraintendendo il concetto di autonomia. Oltre che di uno scambio di informazioni a tempo costante l'evoluzione della struttura, a causa delle dinamiche proprie dei sistemi complessi, comporta l'ulteriore necessità dell'adattabilità del controllo alle problematiche che emergono dall'oscillazione nel tempo dei sistemi complessi amministrativi, a loro volta legati al sistema economico.

Questa adattabilità della struttura di controllo non può realizzarsi in una struttura compartimentalizzata, nè può adattarsi in tempo costante senza un forte coordinamento centrale che funga da attrattore caotico o riduttore di complessità, in quanto siamo in presenza di una periodicità ordinata fornita di una propria consapevolezza e non di una inconsapevole autonoma complessità.

Le personalizzazioni favoriscono le parcellizzazioni sempre in atto, le creazioni di silos informativi che rischiano la loro istituzionalizzazione, viene rotto l'equilibrio tra rigidità e caos, non potendosi confondere funzioni differenti con dinamiche diverse in cui una segue l'attività nella sua dinamicità mentre l'altra risulta un potere terzo più distaccato che interviene episodicamente e non pedissequamente.

L'individualismo di cui soffre il controllo dà spesso forma ad aspetti anrchici nell'organizzazione, fondata sul principio improprio dell'indipendenza magistratuale affermatasi per funzioni più prettamente giurisdizionali quale uno dei poteri portanti dello Stato moderno nato dall'Illuminismo. Il riconoscimento giusnaturalistico di diritti originali e inalienabili propri di ciascun individuo porta ad una sua tutela dall'invasività amministrativa dello Stato anche a mezzo dell'indipendenza del potere giudiziario, attraverso il giusnaturalismo avvengono quindi le due conquiste fondamentali della modernità politica: il principio della tolleranza religiosa e della limitazione dei poteri dello Stato, da cui il liberismo dello Stato moderno.

La critica contemporanea al giusnaturalismo, relativa all'esistenza e individuazione di c. d. principi naturali eterni e di per sè stessi evidenti alla ragione, non fa venire meno l'importanza della limitazione dei poteri pubblici mediante la loro suddivisione, ma non deve indurre ad una confusione delle funzioni in cui il controllo gestionale e contabile è di per sé parte di una funzione posta ai limiti tra amministrativo e legislativo, essendo referente ad entrambi ed acquistando valenza solo dalla retroazione di questi due poteri.

Nell' attività di controllo prevale un'aspetto più propriamente amministrativo, che ultimamente ha presentato aspetti critici di cui si è volutamente ignorato gli effetti.

Le cause non devono essere confuse con i sintomi ma non devono essere scambiate nemmeno con gli effetti, l'indebitamento è un effetto di precise decisioni liberamente scelte anche a seguito di contingenze esterne ma anche un sintomo di dinamiche economiche in atto, così pure le disfunzioni orgazzative.

Nelle crisi si pensa sempre a sintomi esterni in realtà queste nascono frequentemente da situazioni interne quali atteggiamenti di appropriazione privatistica delle proprie funzioni, carenza di pensiero strategico limitato agli interessi immediati, proliferare di sedi e gestioni irrazionali delle aree, sovrapposizione, duplicazione e disomogeneità organizzativa, localismo, sclerotizzazione delle strutture, personalismo.

Il controllo trovandosi in questa sirtuazione ambigua perde l'affidabilità che deve possedere, ossia la bassa probabilità statistica dell'errore, dobbiamo considerare che la quantità e utilità dei report non sono che lo specchio di coloro che li effettuano ed il controllo parcellizzato è del tutto parziale e insufficiente e non può rinascere con una duplicazione organizzativa improntata ad aspetti feudali.

 

 

IL MERCATO DELLA GIUSTIZIA

ETICA DELLE REGOLE O VALORI CONDIVISI ?

" Ora dobbiamo filosofare in modi differenti" ( Keplero)

Si parla di una domanda di giustizia a cui lo Stato mediante il giudice fornisce risposta, ma può anche leggersi come una offerta delle parti di una lettura giuridica degli su cui il giudice dovrà effettuare la propria scelta utilizzando i parametri normativi esistenti, in altre parole è il giudice che compra una delle interpretazioni messe sul mercato, ma può anche in realtà non comprarne alcuna.

In questa offerta/acquisto vi è una contrattazione con la richiesta massima da ciascuna delle parti, la quale verrà in realtà successivamente ridotta come in una quasiasi piazza di mercato. La fissazione delle domande al termine della parte preliminare del processo, non solo ha la funzione di determinare l'oggetto e le prove ma soprattutto il prodotto che si propone all'acquirente e su cui dovrà cadere la scelta.

L'acquirente dovrà scegliere su parametri di qualità oggettivamente esterni ( norme), ma anche su aspetti psicologici di valutazione interiore.

La scelta/decisione avverrà sia in termini di interpretazione normativa che sul reale accadimento degli eventi, la comunicazione che necessariamente si crea permette e dovrebbe facilitare la contrattazione, essa avviene sia con il modulo numerico che con quello analogico, mentre nel numerico vi è una condivisione sintattica e semantica dei codici utilizzati nell'analogico il linguaggio non verbale, arcaico, non è codificato ma emozionale, pertanto ambiguo e soggetto a interpretazioni ( Scuola di Palo Alto ).

Nella comunicazione altresì può esservi simmetria o complementarietà sugli scambi informativi, mentre nel primo vi è uguaglianza nel secondo vi sono livelli sovrapposti, circostanza che dovrebbe favorire colui che si trova in quello superiore, ma la comunicazione si muove anche al proprio interno su due diversi livelli uno di contenuto l'altro di relazione. Nel trasmettere informazioni si impone contemporaneamente un comportamento, il quale ha la funzione di supporto all'informazione stessa definendone meglio il contenuto.

Come in tutti i mercati solo la perfetta distribuzione dell'informazione permette di realizzare la contendibilità efficiente della merce, in altre parole la migliore allocazione del prodotto e la migliore elaborazione delle risorse, evitando la distorsione dei monopoli o degli oligopoli.

Se non esiste un comportamento che sia un non comportamento è evidente che l'intero comportamento in una situazione di interazione assume il valore di messaggio; parole, silenzio, postura influenzano gli altri obbligandoli alla risposta ed ecco l'oralità sostituita quanto più possibile dalla scrittura, non solo come memoria, ma in quanto distacco dalla comunicazione comportamentale stessa (Watzawick-Beavin - Jackson).

L'etica assume quindi la consistenza del rispetto delle regole del mercato più che valori sostanziali condivisi, i quali potranno esserci o meno, ma solo nel rispetto del quadro delle regole dialettiche di scambio.

 

Bibliografia

  • G. Beateson, Mind and nature - A necessary unity, Bantam Books, 1980;
  • P. Watzlawick - J. Beavin - D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, 1997;
  • M. Dapor, La speculazione e le sue leggi, Tutto Scienze in La Stampa, 26, 24/12/2008;
  • W. Berquist, L'organizzazione postmoderna, Baldini  & Castoldi, 1992;
  • G. Villani, Complesso e organizzato, Franco Angeli, 2008.
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pubblicato il 20 Febbraio 2009

Autore

Sergio Sabetta

corte conti

coordinatore

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