SU STEVE JOBS NON CI CASCO … ALMENO NON FINO IN FONDOSeguo (pardon, ho seguito) Steve Jobs dal 1989, da quando cioè in Italia è uscito il libro di John Sculley “Io, la Pepsi e la Apple. La mia sfida per inventare il futuro” (Sperling & Kupfer Editori, 1988). John Sculley, l’uomo della Pespi, chiamato da Steve Jobs per affiancarlo nella guida della Apple (“Vuoi passare il resto della tua vita a vendere acqua zuccherata o vuoi provare a cambiare il mondo?”: con queste parole Jobs convinse Sculley a seguirlo in Apple). Pepsi e Apple vs Coca Cola e Ibm. John Sculley e Steve Jobs: la storia di un’amicizia finita però presto. Sculley resterà il solo a guidare la Apple, in quegli anni. In questi giorni ho ripreso dalla mia libreria quel libro; non lo facevo da anni. Decenni, forse. Da brividi le parole con cui Sculley conclude il suo volume (sottolineo che il libro negli Stati Uniti è uscito nel 1987): “DOVE SONO ORA … Steve Jobs: ha avviato una nuova società,la Next, per costruire un computer per il mercato dell’istruzione superiore. Con ogni probabilità, ancora una volta, riuscirà mirabilmente a precedere la sua epoca. … Steve Wozniak [l’ideatore e cofondatore di Apple, insieme a Steve Jobs – N.d.R. … che sta per “Nota di Rino”]: sta cercando di realizzare il suo sogno di diventare insegnante elementare ed è ora assistente in California.” Nei successivi venti anni quante cose sono accadute nel mondo della comunicazione, della diffusione della conoscenza, dell’entertainment, del linguaggio, della tecnologia, dell’informazione, della musica … e tutte con un unico comune denominatore: Steve Jobs. E così ora, a pochi giorni dalla sua definitiva uscita di scena, si moltiplicano le analisi, le valutazioni, le riflessioni. Sacrosante, per carità. Ma ho notato che si moltiplicano anche gli sforzi per tirarlo in mezzo ad ogni piè sospinto, rileggere le sue gesta e il personaggio alla luce delle proprie attività e sfere di interessi … talvolta con forzature più o meno marcate. Tra queste, una rispetto alla quale difficilmente trattengo di manifestare la mia contrarietà è la Leadership. Steve Jobs, un grande Leader. D’accordo. Ma in che senso? E da qui, giù un fiume di pensieri e considerazioni sulle sue capacità di motivare le persone, di coinvolgere tutti verso una visione comune, la sua bravura nel fare squadra, la sua mania per l’eccellenza e la perfezione, e via di questo passo. Tutto vero (anche se per alcuni di questi aspetti del carattere di Steve Jobs ci sarebbe molto da puntualizzare … ma per questo attendiamo che si calmino le acque e che esca la sua biografia definitiva … poi ne riparleremo). Tutto vero, dicevo. E tutte qualità che effettivamente contraddistinguono ogni vero Leader. Però … … Però si tratta di qualità riconducibili solamente ad una delle due Dimensioni della Leadership (cfr. il Modello “Management by Magic”): la Dimensione “Fare il Leader”. Si tratta invece di concetti nettamente distinti, che richiedono strumenti e approcci di analisi e considerazione assolutamente da non confondere. Accennato dunque alla Dimensione “Fare il Leader”, cosa invece significa “Essere Leader”? Se dunque questo significa “Essere Leader”, allora la definizione completa di Leadership (la Leadership by Magic), quella che compenetra in maniera perfetta le due Dimensioni (Essere Leader e Fare il Leader) diventa (anche in questo caso, riporto solo la definizione senza gli approfondimenti che la precedono e la seguono: il Leader è colui che:
Questo è stato Steve Jobs. Rino Panetti [NOTA: diversi tratti di questo articolo sono ripresi da un mio intervento nel Gruppo LinkedIn dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, ottobre 2011]
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