ComplexLife: IL MONDO NUOVO
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(Per chiarimenti e consulenza: prof. Oliviero Tronconi, oliviero.tronconi@polimi.it , 02 23995896 )
IL MONDO NUOVO
L’ampiezza e la profondità dei fenomeni trasformativi in atto in questa fase storica giustifica ampiamente il riferimento al noto testo di Huxley, senza per questo condividere la vena pessimistica della sua feroce utopia negativa sulle future sorti dell’umanità.
Cercheremo ora di ripercorrere brevemente gli elementi salienti delle trasformazioni in atto.
Le trasformazioni economiche e geopolitiche
Lo sviluppo impetuoso di Cina, India e dei paesi dell’est asiatico quali Corea, Vietnam, Malesia, Taiwan, ecc. ha determinato nuovi equilibri a livello mondiale, sia politici, che economici.
Di fatto gli USA e soprattutto l’Europa ed il Giappone devono affrontare una sempre crescente perdita di peso economico.
Da qualche tempo si evidenzia anche la crescita economica di alcuni paesi dell’America Latina in particolare del Brasile e della Russia, che ormai stabilizzata politicamente e superate le difficoltà dell’immediato post comunismo si avvia a grandi passi a riconquistare economicamente il primario ruolo prima assunto in chiave politica.
Il nuovo scenario internazionale e gli equilibri economici che hanno caratterizzato il XX secolo risultano così profondamente modificati, senza per contro che siano stati messi a punto sul piano internazionale strumenti politici di governo-controllo della nuova situazione.

“In questo mondo dominato dalla mobilità, le premesse e le risultanze economiche trans o multinazionali hanno di gran lunga preso il sopravvento rispetto alla tradizionale organizzazione della società globale basata su rapporti inter-nazionali, regolati da realtà statuali centralizzate e separate le une dalle altre.
All’ordine inter-nazionale tende oggi a sostituirsi un nuovo ordine, o “dis-ordine” glocale che influenza in modo decisivo sia i rapporti tra i loci concreti e la dimensione globale, sia il modo di relazionarsi e di organizzarsi in rete dei loci stessi. Si tratta di un’autentica rivoluzione, culturale e politica”. (Piero Bassetti, “Glocalizzazione e Finanza”, Notiziario della Banca Popolare di Sondrio, n. 106, Aprile 2008. )
Le nuove polarità economiche hanno provocato profonde influenze sulle dinamiche finanziarie, delle materie prime e del capitale umano/intellettuale.

dell’iceberg, con il conseguente aumento dei prezzi che tanto ha penalizzato l’economia dei paesi europei e seppur in misura minore anche quella USA.
Le nuove polarità economiche manifestano enormi potenzialità economiche.
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Si sono già avute le prime evidenze di queste potenzialità attraverso lo sviluppo di Fondi di investimento sovrani cinesi e indiani e di alcuni paesi arabi (questi ultimi già presenti nei mercati finanziari da alcuni anni) e dei più importanti e spesso trascurati dall’informazione economica, Fondi Pensione, che hanno determinato nuovi equilibri negli investimenti finanziari di buona parte del globo. Nel 2006, il patrimonio complessivo gestito dai 300 maggiori Fondi Pensione ammontava a poco meno di 10.500 miliardi di dollari. Il range entro cui si colloca il patrimonio dei singoli fondi è compreso fra i 935,6 miliardi di dollari del primo fondo (Il Government Pension Investment del Giappone) e gli 8,7 miliardi di dollari dell’ultimo (Sygepleiersker, Danimarca). I primi 10 fondi raccolgono risorse per circa 2.700 miliardi di dollari, rappresentano il 26% delle attività complessivamente gestite da tutti i 300 fondi. Il Government Pension Investment rappresenta il 9% delle attività totali; il Government Pension della Norvegia (secondo in classifica) e l’ABP dell’Olanda (terzo) detengono quote pari, rispettivamente al 2,7% e al 2,6%.

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Quanto alla distribuzione per area geografica, al primo posto si collocano gli Stati Uniti (43% del patrimonio del gruppo dei 300 fondi), seguiti dal Giappone (15%). Negli anni più recenti, gli Stati Uniti hanno visto diminuire il loro peso relativo (45% nel 2005 e 63% nel 2001), come il Giappone, passato dal 18% nel 2005 al 15% nel 2006.
Nell’area europea, il Regno Unito e l’Olanda rappresentano, rispettivamente, il 7,1% e il 6,2% delle risorse complessive dei 300 maggiori fondi.
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pubblicato il
21 Aprile 2010
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