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Il capitale intangibile nell'impresa moderna.

 

VALUTARE E FAR CRESCERE IL CAPITALE INTANGIBILE NELL'IMPRESA MODERNA COME RISPOSTA ALLA COMPLESSITÀ DEL MERCATO.

“Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”
Gandhi

Le aziende si trovano a competere in un mercato sempre più complesso che richiede logiche e strumenti nuovi. La “cultura del fare”, eredità culturale dell’economia soprattutto delle piccole aziende a carattere padronale, deve essere sostituita da una “cultura del pensare e del conoscere”.

La "nuova economia" si basa non più sull’ampiezza dei capannoni o sul numero di torni, ma piuttosto su capitali intangibili come le conoscenze, le idee, le capacità di gestire efficacemente le informazioni, la flessibilità; è un contesto in cui il rischio, l'incertezza, il cambiamento, caratteri distintivi dei sistemi complessi, sono la regola piuttosto che l'eccezione, e in cui ogni branca dell'industria è costretta a "reinventarsi" giorno per giorno.

Questa evoluzione velocissima ed inarrestabile pone dei quesiti importanti, sia al mondo industriale, sia creditizio: ad esempio, quando vogliamo valutare il potenziale futuro di un’azienda, cosa dovremmo andare a vedere?

Bisogna, ormai, guardare oltre i semplici asset finanziari di un’azienda: infatti, gestire o valutare un’azienda focalizzandosi semplicemente sui bilanci, ad esempio, sarebbe come guidare una macchina guardando solo nello specchietto retrovisore. Le aziende sono chiamate quindi a sviluppare ed a utilizzare nuove misure di accounting, perché quelle finora implementate:

  • sono orientate troppo allo “storico” e al passato;
  • mancano di potere previsionale;
  • catturano troppo tardi i cambiamenti critici;
  • non prendono in adeguata considerazione certe risorse, come i capitali intangibili.

Cosa allora va misurato per capire il valore di un’azienda?

Noi riteniamo che il futuro valore di un’azienda dipenda principalmente da come l’azienda stessa è in grado di gestire e valorizzare i capitali intangibili, cioè tutti quei fattori che non compaiono nel bilancio tradizionale (es.: know-how, marchio, partnership, capacità di innovare, ecc.), ma che rappresentano elementi di importanza critica per il successo futuro di un’azienda.

La tabella riportata di seguito confronta il “market value” (valore di mercato) e il “book value” (valore contabile) di alcune multinazionali e mostra, ad esempio, come, il reale valore di queste aziende sia rappresentato principalmente da capitali intangibili (in primis, il marchio). Queste considerazioni non sono valide solo per grandi imprese globali, ma valgono pressoché per tutte le tipologie di organizzazioni che si trovano a competere sul mercato odierno.

Paese Market value Book Value % tangibile Brand value Altri intangibles % intangibile
Coca Cola US 104,8 11,8 11% 69,64 23,36 89%
Microsoft US 264,9 55,8 21% 64,09 145,01 79%
IBM US 138,2 22,8 16% 51,19 64,21 84%
General Electrics US 277,4 63,9 23% 41,31 172,19 77%
Intel US 112,3 35,3 31% 30,86 46,14 69%
Nokia Finland 71,1 15,4 22% 29,97 25,73 78%

Dati in miliardi $; Fonte: adattamento da AIAF, 2005

Il sistema industriale, specialmente italiano, non sembra essere così preparato ed attento a questo epocale cambio di paradigma, rimanendo spesso ancorato a modelli organizzativi e gestionali obsoleti, mentre il sistema creditizio ha in parte già compreso queste istanze e con Basilea II introdurrà un sistema di rating che indaga anche fattori qualitativi e intangibili. Quindi, non vengono considerati solo indicatori di natura finanziaria, ma anche (e sta qui la principale novità) di natura intangibile. Risulta chiaro che le aziende devono iniziare ad attrezzarsi per rendere visibile e comunicare sia esternamente, sia internamente la valutazione del proprio capitale intangibile. Oltre tutto, una valutazione corretta ed attenta porterebbe tutta una serie di benefici per l’azienda, quali:

  • un miglioramento della comprensione del reale valore aziendale da parte dell’investitore;
  • una maggiore consapevolezza interna all’azienda per:
  • confermare l’abilità dell’azienda nel raggiungere i propri obiettivi;
  • pianificare e finanziare la ricerca e sviluppo;
  • focalizzare i programmi di formazione;
  • posizionarsi più correttamente rispetto ai concorrenti;
  • l’utilizzo e lo sfruttamento di risorse nascoste.
  • Quali sono allora i capitali intangibili di un’azienda e come possono essere misurati?

In estrema sintesi, si può affermare che il capitale intangibile di un’organizzazione è formato dal capitale umano (es.: competenze, esperienza, ecc.), dal capitale organizzativo (es.: procedure, routine, cultura condivisa, ecc.) e dal capitale relazionale (es.: clienti, fornitori, partner, ecc.). Esistono poi diversi metodi di misurazione e di reporting che hanno iniziato a diffondersi soprattutto in nord Europa a partire dalla fine del secolo scorso: uno dei metodi più diffusi è l’ICRating, sviluppato e proposto dalla società svedese Intellectual Capital Sweden, fondata da Leif Edvinsonn, uno dei guru mondiali su questo argomento.

E’ interessante sottolineare come le prestazioni delle aziende in termini di capacità di gestione e valorizzazione dei propri capitali intangibili sono direttamente proporzionali all’aumento di fatturato e di profitti negli anni a venire: in altri termini, se oggi gestisco e sfrutto al meglio i miei capitali intangibili, domani posso aspettarmi con ragionevole certezza una crescita di ricavi e margini, come illustrato nel diagramma a fianco che incrocia i valori dei capitali intangibili misurati nel 2000 con le prestazioni finanziarie del 2001 di un campione di aziende.

Ad oggi oltre 500 aziende nel mondo pubblicano un bilancio del capitale intangibile e in alcune nazioni stanno entrando in vigore leggi che ne impongono la pubblicazione per certi tipologie di organizzazione (ad esempio, le università in Austria).

Si può capire quindi che non si tratta di una moda destinata a scomparire nei prossimi anni, anzi sarà un cambiamento che caratterizzerà fortemente gli scenari futuri.

Chi non è pronto, farà bene a muoversi, perché il rischio, come dice il sociologo francese Crozier sarà quello di “di andare alla guerra con le armi del conflitto precedente”.

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pubblicato il 11 Settembre 2006

Autore

Mauro De Bona

Campus srl

Consulente

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