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La sfida dei sistemi umani

 

Una giornata dedicata ad un viaggio “avventuroso”.

Per affrontare la sfida dei sistemi umani

(persone, imprese, istituzioni, attori sociali, amministrazioni pubbliche, public utilities)

Al viaggio sono invitati:

imprenditori, top managers, politici,

amministratori, governanti, alti burocrati.

Vi siete mai chiesti perché stiamo perdendo la sfida dello sviluppo? Perché qualche Fato ancestrale si è risvegliato dal limbo dove l’aveva confinato la tecnologia e rivendica il suo potere sul mondo spargendo catartici guai?

No! Il motivo è più semplice. Non ci siamo accorti che il teatrino delle marionette è diventato un televisore. E cerchiamo di aggiustarlo a martellate. Siamo noi il Fato che distrugge a martellate lo sviluppo ….

La sfida dei sistemi umani

La società industriale ha certamente permesso uno sviluppo senza precedenti nella storia dell’uomo, ma oramai non solo ha esaurito la sua spinta propulsiva (costruire sviluppo sembra sempre più difficile), ma ha anche cominciato a mostrare effetti collaterali devastanti: una strumentalizzazione sempre più profonda, sia di  tutti coloro che non fanno parte della classe dirigente, sia dell’ambiente che ospita questo tipo di società.

Allora la sfida, che tutti dovrebbero sentire nella carne, è quella del cambiamento profondo della società industriale. E, quindi, delle imprese, delle organizzazioni e delle istituzioni che la costituiscono.

Tentando un sintesi, la sfida è quella della creazione di nuovi sistemi umani. Esprimendo la sfida diversamente: dalla costruzione di sistemi tecnologici, allo sviluppo dei sistemi umani

Credo che questa sfida complessiva possa essere descritta in questi termini: la costruzione di una nuova società, eticamente giusta ed esteticamente bella.

 

Affrontata con una conoscenza “primitiva”

Per vincere questa nuova sfida profonda stiamo utilizzando una cultura primitiva: la visione del mondo di Galileo e il suo perfezionamento compiuto attraverso un percorso che da Cartesio giunge fino alla filosofia analitica. Crediamo che questo patrimonio di conoscenza possa essere definito: cultura vetero-scientifica.

E’ questa cultura che informa il modo di pensare e di agire della classe dirigente attuale. Anche quella che non ha specifiche competenze scientifiche. In particolare è questo tipo di cultura che ha ispirato il management tradizionale, un management analitico, direttivo, individualistico e razionale. E le competenze che lo caratterizzano: l’analisi, la decisione, la pianificazione, la comunicazione, la negoziazione e il controllo.

Ora questa

 

Con la convinzione che sia l’unica

Purtroppo tutti sono convinti che questa cultura sia l’unica esistente.

Questo significa che non utilizziamo, citando in ordine sparso, innanzitutto la nuova conoscenza scientifica, nata nell’ ‘800 e sviluppatasi nel ‘900, che ha proposto una visione del conoscere il mondo molto diversa da quella di Galileo. Ci riferiamo ai risultati della matematica e della fisica, della biologia e delle scienze cognitive.

Poi non utilizziamo tutto quel patrimonio di pensiero e di arte che viene definito post-moderno.

E, da ultimo, in questo elenco che non è certo esaustivo, non consideriamo la conoscenza sviluppata dalle civiltà non industriali. Non ultime le civiltà orientali che hanno dato una forma particolare alla loro conoscenza: la religione.

 

Aggiustare il televisore con il martello

Il problema fondamentale della cultura vetero-scientifica è che è in grado di comprendere il funzionamento “burocratico” dei sistemi umani. Ma non il loro funzionamento profondo. E tanto meno la loro evoluzione.

Allora una classe dirigente, che voglia guidare processi di sviluppo e non sostenere processi di conservazione, è costretta ad usare “strumenti” inadeguati: il management tradizionale, appunto.

Ma l’utilizzarlo è come cercare di aggiustare il televisore con il martello con la convinzione che sia il teatrino delle marionette. Si trasforma lo schermo in frantumi di vetro. Si trasformano i sistemi umani in frantumi di tristezza.

 

Agli imprenditori del futuro

Con il termine “imprenditore” non intendiamo solo un piccolo genio della tecnologia che inventa prodotti di successo. Intendo tutti coloro che vogliono guidare gruppi umani verso la costruzione di nuove imprese, nuove banche, nuove assicurazioni, nuove istituzioni locali, nazionali o sovra nazionali. Insomma verso la costruzione etica ed estetica di una nuova società. Citando per esteso: imprenditori intesi in senso tradizionale, top managers, politici, amministratori, governanti, alti burocrati. E, soprattutto, giovani: sia di età che di spirito.

Tutti questi imprenditori del futuro non possono vincere la loro sfida usando la cultura vetero-scientifica. Non possono continuare a menare martellate delle quali la buona volontà e la retta coscienza non possono che peggiorare gli effetti.

Tutti questi imprenditori del futuro devono poter disporre delle nuove conoscenze oggi trascurate. Delle nuove metafore e dei nuovi modelli che esse suggeriscono per comprendere il funzionamento e l’evoluzione dei sistemi umani. E, poi, di un nuovo sistema di metodologie per gestire questi processi di funzionamento e di sviluppo.

In sostanza devono disporre di un nuovo management “opposto” a quello tradizionale. Proponiamo di definirlo: poietico, olistico ed olografico.

Questo nuovo management può essere lo strumento fondamentale per una nuova classe dirigente (che definirei imprenditoriale perché fatta di nuovi imprenditori) che senta nella carne la mission di creare una nuova società..

E’ un viaggio lungo un percorso che abbiamo giù provato a tracciare.

Negli anni scorso abbiamo intrapreso un percorso di ricerca che ci ha condotti a ripercorrere le nuove conoscenze nate nel secolo appena concluso. A sviluppare modelli e metafore per comprendere i processi di funzionamento e di sviluppo dei sistemi umani. A concretizzarli in metodologie e strumenti per gestire questi processi.

Abbiamo intrapreso un percorso di ricerca che ci ha condotti a sviluppare una prima Ipotesi per un nuovo management poietico, olistico ed olografico.

Vogliamo invitare gli imprenditori del futuro a ripercorre questo cammino con noi.

 

Un viaggio poietico olistico ed olografico

Naturalmente non sarà una visita guidata ad un museo di conoscenze fisse nel tempo. Sarà, invece, un viaggio avventuroso nel quale il viaggiatore dovrà accettare i rischi di sentieri appena abbozzati. E il camminarli sarà come ridisegnarli. Sarà quindi un viaggio “poietico”.

Questo viaggio farà esplorare tutto il mondo dell’umano. E darà una nuova visione d’insieme all’umano, al di là della visione che oggi propone la società industriale. Sarà quindi un viaggio “olistico”.

In questo viaggio si rileggeranno tutte gli episodi di gestione dei sistemi umani: costruire socialità, fare strategia, sviluppare il mercato e l’organizzazione, fare formazione. Ed in tutti riverbererà la nuova visione dell’umano. Sarà, quindi, un viaggio “olografico”.

Insomma, sarà un viaggio che farà sperimentare i colori, i sapori, gli odori, le melodie del nuovo management poietico, olistico ed olografico.

Sarà un viaggio che durerà una giornata e si svilupperà in quattro tappe.

Le quattro tappe.

Ogni tappa sarà costituito da un racconto e da un spazio di partecipazione. Il racconto durerà un’ora.

 

I° Tappa

Le nuove scienze “fondamentali”: ma quale è la forma dell’acqua?

Saccheri, Cantor, Godel, Cohen, Einstein e Dirac, chi sono costoro? Sono alcuni dei “Carneadi” che hanno costruito la matematica e la fisica che ci ritroviamo nella mani in questo inizio del XXI secolo.

Si tratta di una matematica ed una fisica che ci suggeriscono una visione radicalmente diversa del rapporto tra l’uomo  e il mondo rispetto a quella che avevano Galileo e Cartesio, radicalmente diversa da quella che viene utilizzato, spesso inconsciamente, da tutta la classe dirigente per comprendere e gestire i sistemi umani.

La sintesi di questa visione? La scoperta che, come sono le mani che danno la forma all’acqua, così è l’uomo che dà forma al mondo.

Varela, Maturana, Gould, Dawkins, Lewontin, Lovelock, Margulis, chi sono costoro? Sono altri “Carneadi”  che hanno arricchito di dettagli come avviene che l’uomo dia forma al mondo. E, poi, hanno scoperto come evolve questo dare forma al mondo. La sintesi di questa visione? Che il dare forma al mondo è fatto di tanti episodi (vite) che sono costretti ad esaurirsi (morire) per poter essere feconde.

 

II° Tappa

Le nuove scienze umane: la forma nasce dalla relazione ...

Purtroppo la cultura di Galileo e Cartesio ci ha costretti a un pensare specialistico. Ha costretto l’uomo ad affrontare specialisticamente i sistemi umani creando la sociologia, l’antropologia, la psicologia e il management. Ed ha costretto anche quella scienza del pensare e del cercare significato che si chiama filosofia a specializzarsi. Non solo, in tutti questi “saperi” ha sparso il seme della ideologia.

Per fortuna all’interno di questi stessi “saperi” è nata una reazione spontanea a specialismo e gabbie ideologiche. E’ nato il pensiero post- moderno che ha iniziato il rinnovamento della psicologia, della sociologia, dell’antropologia e del management. Questo rinnovamento rischia di andare sprecato perché si sta muovendo in direzioni “interstiziali” (per pochi, poco audaci) nella nostra società. E queste direzioni rischiano di venir rifiutate da tutti gli uomini liberi e forti.

 

III° Tappa

Le religioni: il cervello destro che diventa mondo

Cosa c’entra il Concilio Vaticano II con il Buddismo? C’entrano perchè sono complementari. Essi  guardano da due punti di vista “olistici” (e, come tali, sempre complementari) la storia dell’uomo che da’ forma al mondo. E suggeriscono il processo attraverso il quale questo processo personale e storico di sviluppo può essere guidato. E’ un processo che produce inevitabilmente eticità ed esteticità.

 

IV° Tappa

E allora come si può costruire sviluppo?

Usando la scienza di Galileo e Cartesio non si comprende né il funzionamento profondo né le dinamiche di sviluppo dei sistemi umani. Ci si riesce solo se si mettono insieme i risultati della nuova scienza e delle eterne religioni. Solo mettendo insieme il diavolo e l’acqua santa si costruisce un nuovo  management dei sistemi umani che ha le seguenti caratteristiche.

E’ un management ispirato, profetico, progettuale, partecipativo, solidale ed emozionale.

Le competenze che lo caratterizzano sono la capacità di immergersi nelle opportunità, di immaginare mondi, di mobilitare, di far progettare e di sintetizzare.

Abbiamo definito questo management: poietico, olistico ed olografico.

Esso suggerisce come riuscire a costruire nuovi uomini, nuove imprese, nuove Istituzioni, una nuova società etica ed estetica.

Questo suggerimento è, però, solo materia prima che può diventare una nuova prassi solo nelle mani e nel cuore di nuovi imprenditori economici, sociali, politici, istituzionali.

Il “trailer” del viaggio.

Abbiamo “prodotto” un trailer del viaggio. Quasi una prima folata sui misteri dello sviluppo …

Un processo di sviluppo nasce da attori trasgressivi che hanno in uggia per qualche loro ragione il presente  che riescono ad immergersi nella rete di opportunità e di risorse nuove o che non sono ancora utilizzate. Solo con la voglia di trasgredire il mondo che esiste si riesce a surfeggiare liberamente e gioiosamente tra le onde.

Piccolo interludio: nessuna classe “direttiva” può costruire sviluppo perché non può avere in uggia un presente che gli conferisce lo status di classe direttiva!

Ora, le risorse e le opportunità sono solo potenzialità, sono ancora volghi dispersi che si muovono con il ritmo delle onde, a volte alzandosi orgogliose, ma, poi, ritornando mare, piangendo il loro orgoglio effimero.

Perché il surfeggiare non sia un vagare senza fine che fa perdere senso alle onde è necessario che qualche onda speciale riesca a profetare. Cioè ad immaginare quello che ancora non c’è: che queste onde possano stabilizzarsi in isole. Così questo surfista audace e generoso raduna il popolo delle onde raccontando il suo sogno di una nuova isola. E le onde accorrono perché non aspettano altro: dopo tutto ogni onda, alla fine,vuole trasformarsi in un’isola.

Ma il profeta non disegna i dettagli dell’isola. Non ne stabilisce le coste, non ne eleva i monti, non ne convoglia i fiumi. Egli riesce ad immaginare che le onde di un tratto di mare possano stare insieme alte ed orgogliose per sempre, trasformando la loro spuma in roccia perenne. Ma poi lascia che le onde disegnino l’isola! Che ogni onda decida se diventare roccia, sabbia, monte o fiume! Egli fa solo in modo che questo disegnare sia sempre coerente e porti ad un’isola bella per lui e per le onde. Nella quale ogni onda senta l’orgoglio di essere fiore o sabbia. L’orgoglio di essere quel fiore o quella sabbia che ha dato senso al suo navigare nel mare. Che trasforma la sua voglia di trasgressione in un nuovo presente.

Il profeta che è riuscito, profetando, mobilitando e portando ad unità, a trasformare un volgo di onde in un’isola, ne diventa il naturale re.

Il problema è che le onde, quando diventano isola, poi si dimenticano di essere state onde …

Il programma del viaggio.

Ore

09.00 – 10,45                I° Tappa

Le nuove scienze “fondamentali”: ma quale è la forma dell’acqua?

10.45 – 11,00                Coffe Break

11.00 – 13,00                II° Tappa

Le nuove scienze umane: la forma nasce dalla relazione

13.00 – 14,00                Lunch

14.00 – 15,45                III° Tappa

Le religioni: Il cervello destro che diventa mondo

15.45 – 16,00                Coffe Break

16.00 – 17,30                IV° Tappa

E allora come si può costruire sviluppo

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pubblicato il 06 Ottobre 2009

Autore

Francesco Zanotti

AtmanProject

Presidente

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