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complessità
Strategia d'impresa, meccanica quantistica e Web Technologies
Alephv
Premessa di Francesco Zanotti Ecco questo è il primo messaggio ricevuto da Aleph V°. Chiedo venia per Aleph, ma sembra davvero roba dell’altro mondo. Vi prego, però, di credere che appare così solo all’inizio. Poi, piano piano, si riesce ad entrare nel pensiero di Aleph. Certo che scatena mille commenti. Anche obiezioni. Ma questo gioco del provocare e del rispondere a provocazioni non è male …. Ecco la voce di Aleph ( Sono graditi commenti al testo - Per interagire con l'autore utilizzate il bottone apposito alla fine dell'articolo )
Poi? Poi devono vendere l’unico servizio olistico: strumenti, modelli e metafore per fare strategia. Ma non quelli che vengono dalla cultura anglosassone, ma quelli che si possono ricavare dalla cultura della complessità. Usando le Web technologies come tecnologie abilitanti. Abbiate la pazienza di seguirmi. Poi vi potrete scatenare in tutte le domande o in tutte le obiezioni. La strategia aziendale: competenza chiave per costruire sviluppo La strategia è la disciplina che dovrebbe fornire strumenti per progettare le identità di tutte le organizzazioni complesse: dalle imprese, ai sistemi di imprese, ai sistemi di servizio sociale, alle istituzioni. Anche le istituzioni? Sì certamente! Anche se in questo mio messaggio non affronterò questo tema. Non è ancora il momento: siete ancora troppo rinchiusi nei vostri vecchi dibattiti ideologici, residuo del XX secolo, per comprendere che i sistemi complessi funzionano tutti allo stesso modo, indipendentemente dal fatto che appaiono sistemi economici o sociali o politici o istituzionali. Bloccherei l’ascolto se mi azzardassi a dire che non riuscite a progettare nessuna riforma istituzionale importante perché usate processi progettuali sbagliati. Voi vi state letteralmente scannando accusandovi gli uni gli altri di interessi personali o disegni egemonici. Scambiate proposte banali come la manifestazioni di valori come la libertà e la giustizia. Non ce la farei! Ho deciso allora di cominciare in modo soft: cercherò di convincervi che la strategia d’impresa (ma non quella che conoscete. Una più avanzata che cercherò di descrivervi) è indispensabile per progettare il futuro delle organizzazioni economiche. Quando vi avrò convinto non solo dell’efficienza e dell’efficacia, ma anche della dolcezza della nuova strategia d’impresa che vi voglio illustrare, allora mi arrischierò a raccontarvi come l’utilizzo di questa stessa “scienza” vi sbloccherebbe il cammino riformatore.
Competenza chiave, ma competenza negletta Noi ci siamo convinti della centralità della strategia d’impresa, ma nel vostro tempo nessuno la utilizzava. Non l’avevano mai utilizzata e continuavano a non utilizzarla gli imprenditori, anche di successo. Non la utilizzavano i managers se non per giustificare ex post decisioni che venivano prese non certo utilizzando le metodologie previste dalla strategia. Non è che imprenditori e managers non facessero strategia. Il problema è che la facevano a modo loro, con metodologie intuitive snobbando le metodologie proposte dalla strategia. Vorrei convincervi che proprio nei primi anni del XX secolo (gli anni in cui voi vivete) questo spontaneismo strategico stava diventando nefasto: managers e imprenditori non riuscivano ad immaginare nulla di nuovo. Riuscivano solo a disegnare futuri che somigliavano troppo al passato. Generando con la loro povertà strategica quella recessione che, scioccamente, imputavate ad un fato maligno. Purtroppo nessuno ai vostri tempi capì questo problema e vi imbarcaste in un drammatico circolo vizioso che vi impegnava nell’assurdo sforzo di conservare le imprese e i sistemi di imprese esistenti in un mondo che era radicalmente cambiato. Con questa pervicacia conservatrice che chiamavate strategia della competitività (che cosa altro è la ricerca della competitività se non l’ultima via per non cambiare profondamente le identità delle imprese?) avete tirato troppo la corda. Siete riusciti ad allungare la vita a imprese e sistemi di imprese che stavano perdendo di senso, ma poi questi sono cascati rovinosamente. Un esempio per tutti: il sistema bancario. Negli anni novanta avete attivato una profonda rivoluzione nel sistema bancario di …. tipo gattopardesco. Vi siete abbarbicati alla ideologia della competitività accanendovi contro le strutture organizzative il cui cambiamento è diventato l’obiettivo fondamentale da raggiungere per aumentare la competitività. E non avete neppure iniziato a percorrere la via di una ridiscussione del ruolo del sistema bancario all’interno di un sistema economico. Avete conservato fino a che non è cominciata quella che noi oggi chiamiamo come la grande crisi del risparmio. Essa è iniziata con casi giudicati allora clamorosi come Cirio e Parmalat. Ma di fronte a questi casi avete pensato che erano frutto di “mariuoli” (ricordate cosa disse Craxi di Chiesa?) e non il primo manifestarsi di una vera e propria crisi di sistema che è diventata evidente sono due anni dopo con la crisi ….. Ecco non posso fare nomi: non mi è concesso. Vi dico solo che sarebbe il nome di una grande banca … Ma credete: quello che state vedendo oggi è solo un primo manifestarsi di una crisi che ha generato molti più disastri di quelli che voi oggi paventate. Io vengo a voi per aiutarvi a non ripercorrere il futuro che ha generato il nostro mondo. E l’aiuto che cerco di darvi con questo scritto è: immaginate la strategia d’impresa come la scienza capace di costruire un vero cammino di riforme!
La necessità di una nuova cultura strategica Lasciatemi continuare … Vi prego di credere che oggi la vostra sfida più difficile è quella di potenziare la capacità di fare strategia di managers e imprenditori. Ma come fare? Costringere imprenditori e managers ad utilizzare le conoscenze e le metodologie strategiche esistenti? No: si tratterebbe di una scelta controproducente. Innanzitutto perché le attuali metodologie di analisi e progettazione strategica che ai vostri giorni erano disponibili sono banali e presuntose. Soprattutto perché “violentano” invece di aiutare la prassi strategica degli imprenditori di successo, come dirò più avanti. Io sono qui a dirvi che occorre una “scienza strategica” completamente nuova. Noi siamo riusciti a costruirla e io voglio proporvela ora, con alcuni secoli di anticipo. Perché voi possiate utilizzarla oggi quando potete cambiare un futuro che non vi consiglio di sperimentare.
La nuova cultura strategica dalla meccanica quantistica La nostra fonte di ispirazione è stata la meccanica quantistica … Cioè la teoria che rappresenta (molto meglio della teoria della relatività) la nuova fisica nata nel XX secolo e che sintetizza tutto il pensiero che voi avete definito (dichiarando con questo nome la vostra impotenza a capirlo) pensiero post moderno. Riflettendo su questa disciplina abbiamo scoperto i meccanismi profondi dell’imprenditorialità. E, poi, quali sono i limiti fondamentali di una imprenditorialità ingenua e come è possibile aiutare gli imprenditori a superarli.
Cosa è la meccanica quantistica? Per chi non ne ha mai sentito parlare in estrema sintesi, la meccanica quantistica descrive tutti i fenomeni nei quali l’osservatore genera l’ambiente che osserva. Detto diversamente: la meccanica quantistica rivela che un “osservatore” non “osserva”, ma modifica l’ambiente con cui viene in contatto. Un consiglio: non collegate la meccanica quantistica a cose come il principio di indeterminazione. Questo è solo una conseguenza (forse giornalisticamente più facile da spiegare) delle vere radici della meccanica quantistica. La meccanica quantistica è utilissima perché l’iniziativa imprenditoriale (di successo profondo) è un processo di misura di tipo quantistico. Infatti un imprenditore non è un attore “razionale” che analizza il mercato, ottimizza l’organizzazione e motiva gli uomini. E’ un poeta sociale che crea il mercato, anima una organizzazione, delizia ed entusiasma gli uomini. L’imprenditore non è un freddo calcolatore, ma è un esteta etico. Come agisce l’imprenditore? Cioè come fa a creare mercato ed organizzazione? Ecco se si guarda al tempo in cui i processi imprenditoriali sono stati intensi e di successo cioè, ad esempio, quando è nato il sistema imprenditoriale italiano, si scopre che la metodologia con la quale si sono creati mondi è quella del coinvolgimento progettuale. Gli imprenditori del dopoguerra hanno coinvolto l’Italia intera nel progettare (cioè immaginare e realizzare) una nuova società. Naturalmente non intendiamo solo gli imprenditori economici, ma anche quelli sociale e politici … Sì anche i comportamenti dei De Gasperi, Togliatti, Di Vittorio, Pastore e moltissimi sono stati, nelle loro dimensioni, comportamenti tipicamente imprenditoriali… Accidenti, ma non posso fare questi discorsi. Davvero non è ancora il momento. Devo tornare all’impresa Lo faccio tentando una sintesi: il misurare dell’imprenditore, insomma, è un processo di creazione sociale di conoscenza.
Ai vostri giorni il problema è che la realtà economica, sociale, politica, culturale e istituzionale è diventata molto più complessa. Come abbiamo detto occorre supportare gli imprenditori perché rimettano in moto nuovi processi di creazione sociale di conoscenza. Ancora la meccanica quantistica ci suggerisce come. Innanzitutto occorre chiedere aiuto a nuovi osservatori. E, poi, occorre dare loro strumenti di misura più potenti.
La nuova cultura strategica in concreto Concretamente per poter aumentare l’efficacia e l’efficienza dei processi di sviluppo della strategia occorre fare più o meno così. Innanzitutto occorre delegare il processo di sviluppo della strategia all’organizzazione ed al mercato. Poi occorre fornire al mercato ed all’organizzazione nuovi schemi di analisi strategica (nuovi linguaggi, cioè i nuovi strumenti di misura nei processi di creazione sociale di conoscenza). Di seguito, occorre stimolare gli “abitanti” del mercato e dell’organizzazione a immaginare un nuovo futuro per l’impresa. Da ultimo, occorre costruire una sintesi dove tutti i contributi non siano mediati, ma valorizzati. Il risultato di questo processo di stimolazione di nuovi osservatori con nuovi strumenti di misura saranno nuovi progetti strategici che saranno contemporaneamente etici ed estetici.
La nuova cultura strategica e le Web Technologies Un’ultima nota: per attivare questo tipo di progettualità strategica sono indispensabili le Web Technologies. Esse sono lo strumento indispensabile per attivare e gestire processi di progettualità sociale, di creazione sociale di conoscenza, in organizzazioni complesse. Ridico questa cosa utilizzando il vostro linguaggio: l’e-learning, il Knowledge management, il Content Management, il Community Management non sono strumenti per insegnare o per condividere conoscenza. Sono gli strumenti per fare diversamente strategia. |
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Il mio primo messaggio è banale, se pur violento. Suona così: i consulenti di direzione sono potenzialmente i professionisti chiave per costruire sviluppo.Ma non lo sanno! Ed allora questa potenzialità non si trasforma in atto. E questo è un danno per i consulenti. Ma soprattutto è un danno per lo sviluppo. Che non accade.Obiettivo di questo mio primo pezzo è quello di provare ad illustrare come un consulente di direzione può diventare protagonista di sviluppo. Cosa deve fare? Innanzitutto deve piantarla di perdersi in specializzazioni. E sì i consulenti di direzione sono specialisti: formazione, organizzazione, risorse umane e chi più ne ha più ne metta. Ma le specializzazioni sono, per definizione, artificiali. Come è artificiale la individuazione di parti specializzate in un sistema complesso. Se mi è permessa un inciso “teorico”, credo che anche i nodi di una rete siano parti specializzate. E quindi il modello della rete, se non è una rete autopoietica (ma in questo caso non ha nodi) dobbiamo piantarla di occuparci di speciali. Essendo artificiali, le specializzazioni non vengono comprate. Perché un top manager, un imprenditore, un politico o un amministratore locale dovrebbero comprare specializzazioni artificiali? Per nessuna ragione. Tanto è vero che queste specializzazioni vengono comprate sempre meno.
Caro Francesco (mi permetti di iniziare così?), ho letto la tua premessa e sono entrato in crisi. O meglio, ho trovato una conferma alla crisi che sto vivendo e che pensavo fosse solo mia, ma che, invece, sembra essere istituzionale della figura del "consulente". Per uno strano contrappasso, alcuni anni or sono, da dipendente, avevo condotto una lotta senza esclusione di colpi contro un "consulente", il quale non "capiva nulla" della realtà del lavoro mio e degli altri miei colleghi e che pretendeva di insegnarci come avremmo dovuto condurlo. Ora, con alle spalle oltre dieci anni di consulenza, in cui mi sono occupato di formazione e di organizzazione (come, sembra, la maggior parte dei consulenti), sono qui a rodermi perchè di consulenza non ne vuole sapere nessuno. Eppure, sono convinto, credo di essere ancora capace di dare qualche "buon consiglio" all'imprenditore, troppo preso dalla gestione quotidiana delle cose da avere qualche difficoltà nell'analizzare, con occhio più distaccato, la situazione interna ed esterna alla sua azienda e prendere decisioni più strategiche e meno di corto respiro. E sono altrettanto convinto che gli imprenditori di oggi (compresi quelli politici e sociali) non sono più quelli che nel "dopoguerra hanno coinvolto l’Italia intera nel progettare (cioè immaginare e realizzare) una nuova società". Oggi, correggimi se mi sto sbagliando, gli imprenditori non hanno più il problema (comune a tutti nel dopoguerra) di conciliare il pranzo con la cena e quindi vedevano ed utilizzavano la loro impresa come "strumento sociale" che, per portare beneficio a loro, doveva necessariamente portare beneficio a coloro che con loro collaboravano. Oggi, molti imprenditori gestiscono la loro azienda come se fosse "cosa di famiglia", assorbendo per loro stessi ciò che l'impresa produce in termini economici, salvo, poi, finanziare di tasca propria quando l'azienda (per motivi di mercato o di mancanza di strategie aziendali) fatica a chiudere i bilanci almeno in parità. E, putroppo, questa mancanza di visione e di strategie si trova anche nella classe politica, orientata più a soluzioni di breve periodo (forse anche perchè politicamente più visibili) piuttosto che alla logica (quantistica) dell' "osservo e, quindi, modifico". Per farla breve, vorrei anch'io uscire dalla "consulenza specializzata" che, come dici, è artificiale e, quindi, non viene più comprata. Vorrei, invece, poter proporre soluzioni che derivino dall'osservazione di fenomeni. Se non ho frainteso il tuo messaggio, potremmo metterci in contatto direttamente? Avrei in testa, da tempo, un progetto che forse originalissimo non è e a cui probabilmente qualcuno ha già pensato, ma del quale mi sembra non si parli o non si sia parlato, e che mi piacerebbe discutere con qualcuno, con cui "vedere" se sia in qualche modo proponibile, diffondibile e realizzabile. Ti lascio di seguito i miei recapiti se sei disponibile a contattarmi. Ti saluto e ti auguro un buon lavoro.
Valter Vacchini
Tel.: 023085191 Ce.: 3332966344 e-mail: valtervacchini@alice.it